E'
originario di Livorno, adora i film horror ed il metal; nel tempo libero, però,
ha creato uno dei più importanti giochi di ruolo degli ultimi anni! Fabio
Antinucci, per conto della Gilda del
Drago Nero ha incontrato domenica scorsa Matteo “Curte” Cortini, autore,
assieme all'amico di sempre Leonardo Moretti, di “Sine Requie-Anno XIII”. Siete
pronti a scoprire i segreti (scabrosi) dietro a questo spaventoso prodotto?
D. Perché un
gioco di ruolo così diverso dagli altri in circolazione, sia come ambientazione
che come meccaniche di gioco? Quando è
nata l'idea di “Sine Requie”, e come?
R. L'ispirazione è venuta da sé, nessuno aveva mai fatto un gioco del
genere (ad esempio i tarocchi non erano mai stati usati in modo diffuso nei
GDR). Inoltre ci è sempre piaciuto l'horror, fin da ragazzi, ai tempi delle
nostre famose “serate horror”!
D. Ho notato,
giocando, che ci sono parecchie ispirazioni dal cinema, non solo horror. Ad
esempio non ho potuto non accostare Soviet a Matrix o Sanctum Imperium ad Il Nome
della Rosa...
R. In verità ad ispirarci è stato un insieme di suggestioni che girava
nell'aria ai tempi della prima stesura... abbiamo cominciato a lavorarci nel
1997 (ben due anni prima dell'uscita di Matrix), quindi secondo me se ci
sono delle affinità è perché erano idee che in generale affascinavano il
pubblico in quegli anni. Poi c'è da dire che la Storia ci ha ispirato molto.
Quanto a Il Nome della Rosa... non sono andato oltre pagina cento,
quindi fatti due conti!
D. Ecco, a
proposito di Storia... avete fatto delle ricerche particolari per creare
l'ambientazione? Per ogni manuale quanto tempo dedicate alla documentazione?
R. Non è quantificabile, senza dubbio c'è molta documentazione. Ti posso
però fare un esempio: per il Regno di Osiride, manuale ispirato all'antico
Egitto (in uscita a Lucca Comics &Games 2012, nda) , ho un'intera
sezione della mia libreria, che aumenta sempre di più...
D. Sine Requie
è uno dei giochi di ruolo più venduti e fra i più amati dalla comunità italiana
di giocatori, ha un supporto fan incredibile (mi ci metto anch'io in mezzo) ed
ha un grande seguito in quanto a materiale fan-made. Tu e Leo ve lo
aspettavate?
R. Per un gioco con i tarocchi in cui la gente deve andar in giro a
prendere a mazzate zombie nazisti? Ma stai scherzando?! Continuo a chiedermi
come tutto questo sia potuto accadere...
D. Sul manuale di gioco c’è una
considerazione spesso ripetuta: che Sine Requie può essere giocato sia come un
prodotto basato totalmente narrazione sia come un gioco fortemente regolamentato.
Tu, personalmente, come arbitri le tue campagne? Quale tipo di approccio usi,
sei un puntiglioso master col manuale sempre in mano o ti fai trasportare dalla
storia?
R. Direi che il modo migliore per giocarlo sia bilanciare i due modi di
gioco, non devi mai perdere di vista le regole, ma guai a far sì che queste
prendano il sopravvento sulla storia.
D. Quanto è vecchia la tua passione per
l’horror? Quanto e come ha influito?
R. Tantissimo, ovviamente. Adoriamo l’horror da tantissimo tempo, forse abbiamo
cominciato ad appassionarci con Ghostbusters. Personalmente è l’unico
genere che riesca davvero ad emozionare. Certo devi essere molto empatico,
dimenticare di stare vedendo un film o leggendo un libro, ma a quel punto ecco
che riesce a darti delle emozioni fortissime, adatte ad un GDR.
D. Perché i
Morti come elemento centrale?
R. Perché permette di relazionarsi con una paura atavica; il fatto che la
minaccia sia una trasformazione che avviene in ogni uomo alla sua morte,
inevitabilmente, ci sembrava un concetto molto pesante e perfetto per
instillare paura.
D. Quali sono
i giochi di ruolo che hanno ispirato “Sine”?
R. Senza dubbio: Stormbringer, Deadlands, Cthulhu e
la prima edizione di Vampiri.
D. Un
consiglio ai giocatori?
R. Buttate via la scheda, non vi serve tanto.
Ringraziamo
ancora Matteo per la disponibilità e la simpatia!

